I Bitcoin: guida alla moneta virtuale

Bitcoin

Se ne sente parlare ormai da anni se con insistenza crescente al punto che negli ultimi mesi i prezzi del Bitcoin sono saliti in modo esponenziale toccando picchi mai raggiunti.
E il 2016 in effetti è stato l’anno di questa criptomeneta, come si chiama in gergo, una valuta digitale che in questo momento di profonda incertezza in molti indicano come investimento tra i più consigliati. E c’è chi già li segnala come prodotto da investimento per il 2017.
Sicuramente nell’anno in corso le quotazioni del Bitcoin andranno a crescere mantenendo una tendenza ormai intrapresa da anni e ben salda. Ma prima di capire se convenga o meno investire sulla moneta virtuale cerchiamo di capire, in modo semplice, cos’è un Bitcoin.

Cosa sono i Bitcoin?

Quando si parla di Bitcoin prima ancora che ad una moneta virtuale si fa riferimento ad un network finanziario per far girare pagamenti in modo virtuale. Un qualcosa di molto simile a Paypal per capirci: solo che quest’ultimo utilizza ovviamente soldi reali.
Il network di cui stiamo parlando invece utilizza come moneta di scambio il Bitcoin per l’appunto. Una moneta virtuale che non ha bisogno di alcuna banca fisica né ente finanziario essendo interamente decentralizzata.
L’intero meccanismo del Bitcoin si basa sulla filosofia peer to peer: ovvero, da pari a pari. Quella che si esplica tramite condivisione online. un network finanziario aperto, non controllato da enti governativi o da banche centrali, all’interno del quale ci si va a scambiare valuta virtuale.

La filosofia del Bitcoin:

E in effetti anche l’approccio concettuale dei Bitcoin è molto attraente in quanto li vede come moneta senza enti superiori a controllare; una sorta di valuta autogestita che non fa riferimento a nessuno ma che, nel concreto, può essere utilizzata come forma di pagamento.
Una moneta presente all’interno di conti online di chi li possiede ma che, fisicamente, non esiste e non ha una sede fisica pressa la quale essere reperita. La provenienza dei Bitcoin è informatica e basata su calcoli piuttosto complessi.
È importante rimarcare ancora una volta che i Bitcoin esistono solo e soltanto in forma virtuale, non quindi fisica. Sono una valuta elettronica nata nel 2009 (leggenda vuole che a crearla sia stato un informatico che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto ma del quale non si conosce altro) per dar vita ad una valuta slegata da qualsiasi controllo di qualsivoglia autorità.
Nel mondo del Bitcoin non esiste alcuna banca centrale e a creare la moneta sono gli utenti stessi.

Chi crea i Bitcoin?

Il meccanismo di partenza come detto è il peer to peer, quindi tanti pc colegati in rete: tutti questi computer lavorano per processare le operazioni che sono portate a termine tramite la rete Bitcoin. In sostanza mettono a disposizione parte della propria CPU per questa finalità.
Nel gergo tecnico del Bitcoin questi pc prendono il nome di ‘minatori’, ovvero coloro i quali vanno a trattare le transazioni. E l’appellativo non è casuale perché, proprio come i minatori tradizionali, vanno ad estrarre Bitcoin. In che modo?
Un minatore va a guadagnare ogni 10 minuti, come premio, una percentuale per essersi messo a disposizione contribuendo a portare a termine la trattativa. Percentuale che ovviamente è pagata in Bitcoin generati dal network stesso; quindi appositamente creati indirettamente dal lavoro del minatore. In sostanza nessuno paga direttamente il minatore; ma in un certo senso è come se si pagasse da solo.
L’attività di mining, ovvero il lavoro del minatore, è libera e può essere svolta da chiunque, andando a produrre nuovi Bitcoin, fermo restando che è richiesto un hardware adatto, quindi non proprio tutti possono accedere all’operazione.
I Bitcoin si generano infatti dalla decriptazione di un calcolo piuttosto complesso; e, per dare numeri precisi, si consideri che per ogni blocco di calcolo decriptato si vanno a generare 25 Bitcoin.
In totale il numero di Bitcoin è limitato a 21 milioni: una cifra consistente che si pensa verrà raggiunta tra circa un secolo.

Usare il Bitcoin come mezzo di pagamento:

Trattandosi di una moneta virtuale che non può essere messa in tasca come un normale euro, il Bitcoin può essere aperto esclusivamente tramite un software per gestire il nostro file wallet, portafoglio virtuale nel quale far confluire i Bitcoin posseduti.
Non appena creato il wallet si può iniziare a ricevere e inviare pagamenti in Bitcoin. Proprio come una valuta normale, a patto di trovare una controparte che la accetti.
Pagare in Bitcoin è vantaggioso in quanto si possono eseguire transazioni in ogni parte del mondo e con un semplice click e con commissioni personalizzabili.
Le transazioni tramite Bitcoin sono sempre segrete e non contengono quindi informazioni personali riducendo i pericoli di furto dell’identità. Ogni singola transazione resta comunque consultabile per il futuro, con numero di operazione ma senza i dati personali, nella rete Bitcoin.
Vantaggi che portano anche alla maggiore criticità del Bitcoin che, per queste caratteristiche, viene indicata oggi come valuta più utilizzata per le transazioni della criminalità; in particolare per acquistare armi.

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