Segnali Forex: un vademecum per tutti

Segnali di Forex

Ma ‘n do’ vai se i i segnali non ce l’hai: un vademecum a prova di scemo – Tutti gagliardi questi broker, tonici fin dalle prime luci dell’alba. Se chatti con loro su Skype per cavar fuori qualche dritta, leggi la risposta tra il distratto e il banchiere svizzero: non ho tempo per stare su chat, sto lavorando.
Lavorare per i broker o per chi ne fa le veci – perché è tutto un susseguirsi e avvicendarsi di figure nuove, di volta in volta, stagione dopo stagione, su queste piattaforme di forex – significa aggredire i mercati, fare “big money”, denaro, tanto, roba grossa, che non può lasciare indifferente, caro trader inesperto, dicono loro, quindi lascia stare tutto il resto e affidati a noi.
I broker sono gli arùspici postmoderni, i detentori della vera Sapienza e Conoscenza, di quella Verità contenuta in una mail, con tanto di immagini in jpg: i “signals”.

Segnali Forex: cosa sono i ‘signals’

La mail che ti arriva in posta la mattina – non prestissimo, perché la Borsa europea deve prima attivarsi, quella australiana e orientale andare a nanna, e quella americana prepararsi per la colazione (http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/borse-mondiali-148.htm) – è quella dei “signals”, nell’inglese da corsari dei trader, cioè dei segnali.
Cosa sono i segnali? Semplice, fin troppo: sono le “dritte” dei broker sui mercati. Investi sul Dax, l’indice tedesco, che va forte, e punta sul dollaro forte (bullish, in gergo, tonico come un toro scatenato), vincente sull’euro e sul dollaro canadese, sono alcuni esempi di segnali di trading online: come investire, dove, su cosa, in quale cornice temporale (time-frame).

Segnali di trading: da dove arrivano?

Per ora lasciamo da parte i dettagli e andiamo al sodo. Domandiamoci: da dove vengono questi segnali di trading online? Possibile che i broker siano come gli arùspici antichi e che indovinino il ciclo del tempo, delle stagioni e della fertilità della terra semplicemente analizzando i mercati? O semplicemente affidandosi al calendario economico?
No, certamente no, i broker di forex non hanno doti divinatorie e profetiche e non fanno altro che raccattare i dati analitici che hanno davanti a loro – euro che stenta; dollaro che risale; petrolio su/giù – per poi imbastire un prodotto che si chiama “investimento profittevole” (profitable setups) ai clienti che hanno sborsato soldi per aprire il conto sulla loro piattaforma di trading.

Segnali di Forex migliori

Quindi, i segnali di forex, al pari dei segni, vanno presi per quel che sono: indizi che indicano un percorso, i sassolini di Pollicino, il personaggio della famosa fiaba che ritrova la strada di casa disseminandoli lungo la strada. Ecco, i segnali di forex possono diventare o come i sassolini di Pollicino, fondamentali a ritrovare la strada di casa, cioè il nostro trading fatto come si deve fare, oppure sono come i chicchi di grano che, la prima volta, lo stesso
Pollicino sparge per la strada, ma se li mangiano gli uccelli, rappresentati, nel nostro caso, dalla massa critica degli speculatori che vivono per orientare il mercato in una direzione piuttosto che in un’altra. Se la direzione converge con la tua, hai fatto bingo, se no regali soldi al mercato, magari perché non hai avuto la pazienza di aspettare gli eventi, ad esempio l’ultimo discorso di Draghi sulla stabilità dell’euro o una delle periodiche ed enigmatiche conferenze della Yellen, Presidente della Fed, che, come Amleto, pronuncia il suo “essere, non essere” sul taglio dei tassi di cambio, lasciando i mercati in balìa del caos per ore, chissà forse proprio mentre tu cerchi di ricavare profitto da una posizione intempestiva, aperta prima della performance della Yellen o di Draghi.

Quindi, i “signals” o segnali di trading sono come gli amici: necessari ma non sufficienti a rendere felice la tua vita una volta per tutte. Per questo scopo, devi rivolgerti ad altri mezzi e in altro modo, ma su ciò in un’altra occasione.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” – Marcel Proust

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